Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, uno dei primi costituiti in Europa in un palazzo seicentesco tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento per volere di Ferdinando IV di Borbone, può definirsi, per quanto concerne l’archeologia classica, il più importante al mondo.

Solo in seguito al trasferimento della Pinacoteca a Capodimonte nel 1957, il museo ha assunto la fisionomia prettamente archeologica.
Accoglie infatti le magnifiche collezioni d’arte appartenute alla famiglia Farnese, numerosi oggetti restituiti da Ercolano, Pompei, Stabia ed altri comuni limitrofi sepolti dopo l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

A questi si sono aggiunti pian piano altri oggetti di epoca preistorica e protostorica, reperti della Magna Grecia, della Napoli antica ed una nutrita collezione egiziaca, seconda in Italia solamente a quella del Museo Egizio di Torino.

Quest’anno, in occasione della Primavera FAI, ci è stato consentito di visitare “I beni culturali invisibili”.
Questa è un’esposizione di 90 sculture in marmo prelevate dai depositi e collocate in una moderna struttura in vetro costruita nel cortile retrostante, la cosiddetta “Vanella”, dinanzi al “Braccio nuovo” del Museo in fase di ristrutturazione.
L’opera, finanziata dalla Fondazione Telecom Italia, mette in mostra reperti provenienti prevalentemente dalle città vesuviane e flegree.

 
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Commenti (2)


  1. Quanti tesori nascosti. Vere opere d’arte, di storia che non saranno mai visibili.

    Brava Kris e grazie a te questi tesori “invisibili” ora non lo sno più.

    Un saluto dal Lago

    M.


  2. E non immagini cosa ho trovato nel reparto depositi denominato “Sing Sing”, zona non fotografabile. Un lungo corridoio con sale a destra ed a sinistra colme di reperti che si potevano ammirare solo attraverso le porte-cancelli da cui vengono protetti.

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