Venerdì 5 novembre, alle 18:30, nei locali di Nonsolocaffè di Corso Vittorio Emanuele III, sarà presentato il libro “Il paradiso può attendere. A volte” di Gaetano Amato.

L’autore, noto ai più come attore nella fiction di Rai 3, “La squadra”, è soprattutto un personaggio poliedrico che ha sperimentato, e continua a farlo, tutte le forme di comunicazione: dal cinema al teatro, dalla televisione alla scrittura. Il suo primo libro, “Il Testimone”, è stato finalista nel 2009 del Premio Bancarella.

Come è nata l’idea per questo libro?
“Nasce in effetti da uno scritto precedente, da una sceneggiatura per un film che avevo nel cassetto da un po’ di anni. Se poi si riferisce a come nascono le storie, beh, quello è più complicato da spiegare. Le storie secondo me non nascono, esistono nell’aria; sono già lì pronte per essere scritte. E questo avviene quando tra lo scrittore e la storia che fluttua si crea un filo di collegamento: la storia improvvisamente si palesa interamente nella mente di chi la scriverà”.

Di cosa parla?
“Normalmente noi immaginiamo cosa troveremo nell’aldilà. Io ho provato a fare il percorso inverso: ho preso dei personaggi dell’aldilà e li ho portati nell’aldiqua. Ho preso la signora Morte, l’ho resa umana per un giorno e l’ho fatta arrivare a Napoli, facendole vivere una giornata con tutte le tipicità napoletane. Le ho fatto incontrare due scugnizzi e zì Teresa, una quasi centenaria che vive in un basso”.

Attore, autore, scrittore: una persona poliedrica alla ricerca di…?
“Nulla di particolare, solo la speranza di poter continuare a fare le cose che mi piacciono di più per il resto della mia vita”.

Perché ha scelto anche Torre Annunziata per presentarlo?
“E perché no? Io abito a pochi chilometri e perché non muoversi sul proprio territorio. Proprio a Torre, allo Spolettificio, qualche anno fa, ho fatto la prima nazionale di un mio spettacolo”.

Questione rifiuti, qual è il suo parere a riguardo sull’ultima emergenza che ha colpito le popolazioni vesuviane?
“E’ un problema che deve rimanere tale, perché così fa comodo alla politica. Non è un problema di dove sversarli, ma di come diminuirli. Perché non si fa la raccolta differenziata porta a porta? E’ l’unico modo per ottenere risultati concreti. Eliminare i cassonetti (per il riciclabile e tenerli solo per l’umido) e agevolare il cittadino a dividere i materiali andandoseli a prendere fino in casa”.

Altri progetti in cantiere?
“Avere ancora la voglia di sorridere e di far sorridere”.

 
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