Intorno alle 17.00 un gruppo di uomini tira a braccia il carro trionfale fuori dal capannone, che per alcuni mesi è stato il luogo di lavoro del maestro cartapestaio e dei suoi collaboratori, e lo posiziona nelle adiacenze della chiesa dell’Annunziata del rione Piccianello.

Nota: Il racconto inizia da qui: “Festa della Bruna” ed è composto da tre fotoreportage
E’ un tripudio di colori, di statue e di dipinti, di angeli in festa e di figure in preghiera. Cambia ogni anno, così come ogni hanno cambia il maestro cartapestaio che ne disegna il bozzetto e poi lo realizza.
Il Carro del 2011 sarà realizzato dal maestro Michelangelo Pentasuglia, a mio modesto giudizio il migliore.
E’ composto da due “torri”, una anteriore ed una posteriore, al centro delle quali viene realizzata una riproduzione di una scena delle Sacre Scritture in linea con il tema dell’anno.

La Madonna viene issata sulla sommità della “torre” posteriore e attorno alle 19:00, scortata da tutti i cavalieri, ritorna in Cattedrale facendo a ritroso il percorso della mattina.

Alla sera lo spettacolo è di quelli che lasciano senza fiato. Tutto il percorso è segnato da luminarie dai colori più disparati (quest’anno saranno a led).
Il carro, trainato da otto muli inghirlandati, avanza lentamente in questa galleria di luci accompagnato dagli applausi scroscianti della gente distribuita su tutto il percorso.

Giunto in Cattedrale il Carro compie i tradizionali tre giri percorrendo piazza Duomo in senso rotatorio per tre volte. A questo punto la statua della Madonna abbandona il manufatto in cartapesta e torna al suo posto in Cattedrale, dove attenderà l’arrivo dell’anno successivo per rivedere i suoi cittadini applaudirla e salutarla con gesti di devozione.

Sono le 22:00/22:30. Arriva il momento più atteso di tutta la festa, quello per cui si è discusso fino a quel momento e del quale si discuterà per le settimane successive.
Il carro trionfale, frutto di un lavoro certosino durato cinque mesi, vera opera d’arte in cartapesta, verrà distrutto. Dato in pasto alla folla.
Piazza Vittorio Veneto, la piazza principale, è gremita all’inverosimile. Migliaia di persone, accalcate anche nei vicoli che vi confluiscono, attendono con trepidazione la conclusione della festa.
Cantano, fischiano, applaudono.

Vivo quella piazza da tanti anni. La tensione, l’attesa, l’ansia che vi si respira non è descrivibile ed ogni anno è diversa.
Si susseguono le notizie, “…ha fatto i tre giri…” “…sta arrivando…” “…l’hanno rotto …” E si perchè non è sempre detto che arrivi integro in piazza. Più volte è capitato in passato che sia stato distrutto nel tragitto che compie dalla Cattedrale a p.zza Vittorio Veneto, l’ultima nel 2007.
Poi lo si scorge in lontananza, all’inizio di via del Corso. Fermo, inerme, i protettori un po’ impauriti, soprattutto quando a proteggerlo sono le forze dell’ordine (c’è una diatriba che va avanti da anni tra alcuni cittadini e le forze dell’ordine).
E’ come un centometrista in attesa dello start, come un ragazzo sul bordo di un ponte pronto a buttarsi per il bungee jumping. E’ lì a tirare l’ultimo respiro per poi correre in apnea.
Parte, è l’ultima tappa, trecentometri da percorrere a tutta velocità fino alla fine.

A metà del percorso qualcuno è già su per privarlo dei pezzi migliori, ma lui continua a correre. Entra in piazza e la folla, già schiacciata, si apre per fargli largo. Centinaia di persone si gettano a capofitto per accaparrarsi una statua, un dipinto, un ritaglio.
La tradizione vuole che vada mostrato, esposto in casa o nelle attività commerciali, e che porti fortuna. Dura un minuto a stento, ma sfido chiunque a vivere un minuto più intenso…

Il tempo di riprendere fiato, di raccontare agli amici le emozioni, cos’è accaduto questa volta, diversa dalla volta precedente e da tutti gli altri anni e ci si dirige tutti verso i Sassi.
L’ultimo spettacolo, fuochi pirotecnici e musica, illumina a giorno per quasi un’ora la profonda gola della Gravina ed il paesaggio circostante, riempiendo l’ambiente di suoni e boati che rimbombano come ordigni in una guerra.
Rapiti con lo sguardo all’insù trascorrono gli ultimi istanti.
Sono ormai le due del mattino, quasi ventiquattr’ore. La festa è finita, stanchi ma felici tutti tornano a casa. Nel cuore di molti un pizzico di malinconia ricorda che dovrà passare un altro anno per rivivere quegli attimi indimenticabili, magari più belli, perché come recita il detto:
A moggh, a moggh, all’onn ci van’ (di meglio in meglio per l’anno che verrà).

(Le foto in questo reportage non sono scattate da me, ma dalla mia ragazza)

Foto 1: particolare del Carro Trionfale

Foto 2: particolare del Carro Trionfale

Foto 3: luminarie in piazza Vittorio Veneto

Foto 4: Il Carro Trionfale entra i piazza Vittorio Veneto

Foto 5: prime fasi della distruzione

Foto 6: distruzione

Foto 7: tutto è compiuto

Foto 8: congedo

 
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Commenti (4)


  1. Per la cronaca, aggiungo che attualmente una copia di dimensioni leggermente ridotte del Carro Trionfale è in esposizione presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino, nell’ambito delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia.
    Eseguito lo scorso autunno dallo stesso maestro cartapestaio che sta ultimando quello che sfilerà tra poco meno di un mese, è il primo Carro nella storia a non essere distrutto.


  2. Che bravo Mizar! Questa storia che hai raccontato in modo così affascinante è stata pubblicizzata sull’ultimo numero di “Bella Italia”, con una semplice pagina di “promemoria”. Leggendo quella pagina ho sperato che qualcuno qui ne parlasse, ed eccoti!
    Queste feste con apparati effimeri si svolgevano secoli e secoli fa in tutta Italia, ma sono pochissimi i “reperti”, proprio perché venivano distrutti. Mi raccomando, il 2 luglio stai pronto con la macchina fotografica! Ciao


  3. Grazie ad entrambe :-)

    cm9462, puoi contarci! ;)

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