Domus di Giulio Polibio Triclinio

Quello che doveva essere il fiore all’occhiello della gestione commissariale della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, si è trasformato in questi giorni in un brutto incubo.

Soltanto sette mesi fa, in occasione della “XII Settimana della Cultura”, tra squilli di trombe l’Ente allora diretto dal Commisario Marcello Fiori annunciava l’apertura straordinaria della domus di Giulio Polibio, restaurata in toto e riproposta in chiave multimediale.
Pochi eletti tra i visitatori che sono riusciti a prenotarsi poterono ammirare la casa appartenuta a un ricco liberto – vissuto nei decenni precedenti all’eruzione del 79 d.C. e identificato con il nome di Giulio Polibio – ricostruita fedelmente in tutti gli ambienti, grazie al metodo dei calchi e ai suoni e ai rumori riprodotti attraverso installazioni multimediali. Tra queste un ologramma dello stesso Polibio che fa da Cicerone ai visitatori.

Un’opera avveniristica di restauro portata a termine con l’Università di Tokyo che è costata intorno al milione di euro. Una voce importante del considerevole investimento prodotto dalla gestione Fiori nei due anni alla guida della Soprintendenza. “79 milioni di euro per il rilancio di Pompei”. Cosi recitava la nota ufficiale che accompagnava l’apertura straordinaria della domus “multimediale”, che più avanti specificava nel dettaglio gli interventi: “Quaranta milioni di euro sono già stati utilizzati, di cui il 90% per la tutela e la messa in sicurezza dello straordinario patrimonio della città antica. Altri 39 milioni di euro saranno spesi entro il 30 giugno 2010 e rientrano nel nuovo programma recentemente approvato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Campania che comprende ingenti interventi di restauro”.

A rompere l’incanto ci ha pensato la trasmissione “Crash”, di RaiEducational, andata in onda nei giorni scorsi, che con un servizio del giornalista Giulio Valesini ha dimostrato che nella domus di Giulio Polibio penetra l’acqua piovana, creando una pozzanghera sul pavimento. Nella stessa puntata oltre alle segnalazioni dei custodi del sito archeologico, si è registrata la denuncia del segretario generale Uil Beni e Attività Culturali, Gianfranco Cerasoli. Lo stesso attacca la versione ufficiale del commissario Fiori, sostenendo che soltanto il “52%” dei 79milioni investiti è stato utilizzato per la messa in sicurezza degli scavi. Il restante 48%, secondo Cerasoli, sarebbe stato utilizzato per spese di altro tipo, tra cui “185 mila euro per comprare schede telefoniche per la struttura del commissario”.

Il video integrale della puntata di “Crash” è qui.

 
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