Il 2 novembre 2015, giorno della Commemorazione dei defunti, si è svolta a Faeto, piccolo comune dauno di lingua e cultura francoprovenzale, la tradizionale ed originale «Festa dei Morti», popolarmente chiamata «Féte dé mòre».

In particolare, essa si distingue dalle altre per due caratteristiche:
- «lò cecciuóttele», una pietanza “povera” a base di grano e granturco lessi e conditi a piacimento con altri ingredienti (miele, zucchero, noci, vincotto), che in passato si deponeva presso la tomba di propri cari e che viene ancora oggi preparata ed offerta a parenti, amici o vicini di casa;
- la processione delle «còcce de mòre» (traduzione letterale: «teste di morto»), vale a dire delle zucche intagliate artisticamente dai bambini faetani, con l’aiuto dei propri genitori e familiari adulti, in modo da contenere al loro interno un lumino od una candela e da assumere sembianze umane o di altro tipo per mezzo di aperture a forma di simboli cristiani, cosmici, geometrici o di altra natura.

Il significato di quest’ultima usanza, di origine incerta, è quello di portare la Luce ai propri cari defunti, in quanto essa è il simbolo cristiano della sconfitta delle tenebre della morte e dunque della vita e della resurrezione. Tale processione si svolge al termine della messa vespertina, celebrata dal rispettivo parroco nella Chiesa del SS. Salvatore. Una volta partito da essa, il corteo processionale vede sfilare per primi i bambini faetani che conducono le loro artistiche zucche, con i lumini accesi all’interno, e sono accompagnati dai propri familiari adulti, molti dei quali portano in mano dei ceri accesi, facendosi luce lungo il percorso. Una volta raggiunto il cimitero, il parroco del paese tiene il suo discorso di preghiera dinanzi alla rispettiva chiesetta ed impartisce la conseguente benedizione. Dopodiché le artistiche zucche («còcce de mòre») vengono, secondo una consolidata tradizione, appese a una croce di ferro dai bambini che le hanno realizzate e condotte fin qui. Invece stavolta (2 novembre 2015), per decisione dell’attuale parroco don Antonio Moreno, le zucche sono state rilasciate dai bambini presso le tombe dei propri cari.

Il presente fotoreportage è illustrato dalle sottostanti sei immagini aventi per oggetto:
alcune zucche artistiche, realizzate dai bambini di Faeto in occasione della «Féte dé mòre» del 2 novembre 2015 (foto nn. 1-2);
il corteo processionale con le «còcce dé mòre», zucche intagliate ad arte ed illuminate all’interno, mentre si dirige verso il cimitero facendosi luce lungo il percorso (foto n. 3);
il parroco di Faeto e Celle di San Vito, don Antonio Moreno durante il suo discorso di preghiera tenuto nel cimitero faetano, davanti alla rispettiva chiesa, dopo l’arrivo del corteo (foto n. 4);
una zucca lasciata presso la tomba di un congiunto della famiglia che l’ha intagliata (foto n. 5-6);
un’altra zucca con un cero, lasciati dinanzi ad un’altra tomba (foto n. 6).

 
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