Giuseppe Berritto con il direttivo della Pro loco di Pompei


Il 27 gennaio si celebra in tutt’Italia il giorno della shoah, cioè l’olocausto degli Ebrei deportati ed uccisi nei vari campi di sterminio nazisti. La data ricorda il giorno dell’entrata delle truppe anglo-americane ad Auschwitz, nel famigerato lager tedesco ove milioni di innocenti, tra fame, degrado umano e condizioni indescrivibili trovarono la morte. Molti persero la vita per gli stenti, ma molti altri perché “passati” nei forni crematori.

E’ il giorno della memoria per ricordare le tragedie delle guerre ed il risultato dell’odio razziale. Anche in Italia, nel periodo dell’era fascista, si conobbe la vergogna delle leggi raziali volute dal governo totalitario nel 1939. Con l’introduzione di tale legge, migliaia di Ebrei furono deportati in vari campi di sterminio di cui qualcuno allestito anche sul nostro territorio nazionale. La commemorazione ha il significato profondo del rifiuto di atti così infausti con i quali spesso, ogni forma di dittatura, si accompagna.

La premessa è d’obbligo, almeno per capire di cosa stiamo parlando, atteso che vi siano le giuste sensibilità per una celebrazione che non può essere proposta come una festa cittadina. Tant’è che una banda musicale, qualche sprovveduto cerimoniere e qualche concelebrante, in tutto una decina di persone, attinte al solito serbatoio scolastico, hanno partecipato alla ricorrenza tra l’indifferenza generale, nel mentre, altrove, noti consiglieri comunali erano attenti a discutere animatamente del loro futuro politico.

Così tra due lapidi imbandierate e qualche familiare, difronte alla statua del Satiro Versante di via Plinio (di cui abbiamo finalmente capito la vera vocazione ed il gesto scomposto; è un benzinaio intendo a fare il pieno alla pompa di benzina dell’Agip), si è svolta la cerimonia commemorativa dell’Olocausto pompeiano. Ovviamente, Pompei non ha conosciuto la Shoah, né mai vi sono state vittime dell’olocausto, né risulta vi siano mai stati deportati in campi di sterminio nazisti.
Vi è stato, viceversa, una assonanza culturale di condivisione delle leggi razziali verso un popolo deicida, ma il tutto è rimasto nell’alveo della catechesi e nella trasmissione di un sentimento di odio dottrinale e diseducativo di alcuni mentori. Ma niente di più.

Sebbene, in ogni caso, il paese ha risentito molto delle conseguenze della Seconda guerra mondiale. Non dimentichiamo il gravissimo bombardamento su Pompei antica ad opera dell’aeronautica militare alleata che ripetutamente, nel ’43, bombardarono gli Scavi e parte del territorio urbano, causando danni gravi ed irreparabili. Un vero e proprio scempio che comportò la distruzione di alcuni importanti luoghi del sito archeologico, per il semplice fatto che si era diffusa una falsa notizia circa la presenza di truppe tedesche all’interno degli scavi o perché, semplicemente, era stato notato un blindato abbandonato nei pressi dell’Hotel del Sole (che andò completamente distrutto) a piazza Anfiteatro.

I bombardamenti violentissimi, interessarono inoltre la località Campo Aviazione a Moregine ove vi era una base per dirigibili e alloggi militari che, dopo l’armistizio del ’43, furono occupati da civili, ma scambiato per base militare. In quell’occasione morirono nove persone e molti furono i feriti. Altri bombardamenti avvennero a Messigno dove morirono tre ragazzi. Vi furono inoltre anche altri spiacevoli avvenimenti che coinvolsero la popolazione civile pompeiana o chi, da sfollato, trovò residenza a Pompei.

Con lo sbarco delle truppe alleate a Salerno, località Torrione, le truppe tedesche che pure avevano opposto una tenace resistenza, furono costrette al ritiro e per staccarsi dal contatto bellico, cominciarono ad evacuare in direzione nord, passando per Pompei. Il segnale della ritirata e del percorso indicato, dal comando tedesco, ai propri soldati era una semplice freccia di coloro rosso apposta sui muri del paese. Una di queste era stata fino a poco tempo fa, visibile sul lato est del Santuario ed indicava la direzione di via Nolana.

Nel loro passaggio, i tedeschi compirono alcune razzie e deportavano chiunque in età di lavoro. Molti giovani pompeiani si rifugiarono in campagna, altri nel Santuario ed altri ancora presso le suore. Le truppe in ritirata perquisivano ogni luogo e molti giovani, per nascondersi si sdraiarono a terra, sotto le panche della chiesa ove le suore erano in preghiera. Alcuni furono deportati in Germania per sostenere l’industria bellica tedesca, tra questi anche nostri concittadini, di cui si è voluto ricordare giustamente l’evento, anche se questa brutta pagina di storia appare strumentale ed incompleta per il semplice fatto che molti altri subirono la stessa sorte e molti altri ancora persero la vita.

A via Nolana, sul muro di un vecchio fabbricato rurale, una piccola targa in marmo bianco ricorda la tragedia della furia tedesca. Durante la ritirata, alcuni reparti germanici, in perlustrazione nelle campagne, fermano quattro persone, in località Tre Ponti. Sono: Bernardo Casciello ed il figlio Gioacchino, Antonio Falanga un loro giovane dipendente; Giovanni Cirillo, nipote del Casciello che era andato incontro allo zio ed una quinta persona, Vincenzo Sorrentino.
Senza dilungarmi, anche perché sull’argomento è stato molto scritto, (anche da me nel libro “Pompei: il mito”) i cinque furono condannati sommariamente alla fucilazione in sito. Quattro vi trovarono un’atroce morte dopo avere scavato la propria tomba, il quinto, il più giovane, Giovanni Cirillo, in una precipitosa fuga riuscì a salvare la vita. Gli altri furono prima fucilati e poi finiti all’arma bianca.
Così a Pompei si concluse l’eccidio nazista. Una triste storia di cui valeva la pena ricordarsi e dare il giusto risalto nel giorno in cui viene celebrato l’abiura ad ogni forma di violenza su persone inermi ed indifese.

Viceversa, in una sorta di distorta ed anacronistica revisione storica, si sono voluti creare nuovi eroi e incerte vittime di un trascorso storico omissivo e strumentale. Avremmo preferito, a fronte della solita retorica, che vi fosse stato più attenzione e soprattutto la capacità di dare il giusto valore alle cose per quello che sono e che meritano di essere. Nel giorno della memoria il nostro pensiero va soprattutto a queste vittime innocenti che, con la vita, hanno pagato un enorme contributo per la pace tra i popoli.

 
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