Il 4 aprile 2026, sabato Santo, a Nocera Terinese, si è svolta suggestiva processione dei Vattienti.

Già di primo mattino le strade della cittadina pullulavano di fedeli, curiosi noceresi e turisti, soprattutto fuori dalla chiesa della SS. Annunziata dalla quale è uscita la Madonna Addolorata con il Cristo morto sulle sue ginocchia. Preceduti dal gruppo bandistico della città di Amantea e dal gruppo scultoreo ligneo risalente alla fine del Cinquecento – inizio Seicento della scuola napoletana, la folla si è diretta verso le strade cittadine per raggiungere ore dopo il convento dei Frati Cappuccini, per poi tornare alla chiesa della SS Annunziata. Il percorso di scale, salite, discese, spesso scivolose per via del muschio per le abbondanti piogge degli scorsi giorni, è stato molto impegnativo per la confraternita dei portantini, con tonaca bianca, che portava a spalla il pesante gruppo scultoreo.

Questo evento della Passione Cristiana ha come elemento sostanziale il sangue. Infatti, i , uomini di ogni età, che indossano maglia e pantaloncini molto corti neri, corona di sparacogna sul fazzolettone scuro (mannile), con il cardo si flagellano le gambe scoperte. Il cardo è formato da un pezzo di sughero rotondo dove sono conficcati tredici pezzetti di vetro che rappresentano Cristo ed i dodici apostoli e un altro pezzo di sughero liscio con il quale i vattienti si percuotono la pelle per predisporla al sanguinamento. Sono sempre accompagnati e allacciati tra loro con una corda dall’Ecce Homo (acciomu in dialetto), ragazzo e/o bambino vestito di rosso con una croce in mano rivestita di nastro rosso e rappresenta il Cristo sofferente e la sua Passione. Con loro un terzo uomo che porta la tanica e/o bottiglia di vino e aceto con il quale i Vattienti si puliscono e disinfettano le ferite anche per impedie che il sangue si aggrumi. I Vattienti e l’Ecce Homo, a piedi nudi, che indossano sul capo una corona di sparacogna, non fanno parte di alcuna confraternita e solitamente sono piccoli gruppi familiari ai quali appartengono il terzo uomo, portatore di vino. Trattasi di un culto che affonda le sue radici in un lontano passato.

Per tutta la giornata, come avevano già fatto la sera del Venerdì Santo, i Vattienti, da vattere – battere hanno percorso le vie di Nocera Terinese, spesso fermandosi dinanzi alle chiese, i calvari, le edicole religiose, le case di parenti ed amici dove, per buon auspicio, apponevano il timbro del cardo sporco del loro sangue. Al termine della loro “penitenza” si ritiravano nelle loro abitazioni dove cercavano di alleviare il bruciore, le ferite, il prurito con impacchi di acqua di rosmarino bollito. In queste abitazioni le porte erano aperte e venivano offerti pasticcini fatti in casa e bevande. Un’accoglienza stupenda e commovente.

 
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