Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 nella campagna di Robassomero, piccolo paesino a nord di Torino verso le valli di Lanzo, cominciarono i lavori per la costruzione dei primi capannoni del Cotonificio Losa, che prende il nome dal suo fondatore Giovanni Losa. Nel 1904 iniziò la vera e propria attività produttiva con l’assunzione di molti operai che abbandonarono i lavori dei campi per un più sicuro lavoro in fabbrica.

Macchine tessile all’avanguardia e filati pregiati furono il successo dell’azienda che già da subito iniziò ad espandersi e farsi conoscere nel mondo con l’esportazione dei propri prodotti, soprattutto fazzoletti. Alla morte del suo fondatore le redini passarono in mano ai figli che continuarono l’attività fino al 1990, quando la crisi si fece sentire e un venerdì sera come di consueto ogni fine settimana il cotonificio chiuse i propri portoni per non riaprirli mai più.

Perlustrando il suo interno mi rendo conto che tutto è stato lasciato al suo posto, come in attesa di qualche operaio che cominci il suo turno di lavoro. All’interno dei capannoni si trovano ancora i macchinari tessili, il reparto di tintoria con i solventi e i colori pronti per essere usati. Nel reparto di cucitura macchine da cucire Singer e spolette di cotone variopinte danno colore a questo malinconico posto lasciato a se stesso.

Tra gli scaffali di stoccaggio dei materiali finiti trovo colorati fazzoletti in perfetto stato di conservazione, alcuni ancora confezionati e pronti per essere venduti, altri in eleganti scatole con il marchio dell’azienda. Uscendo mi soffermo nel cortile all’interno dell’azienda, mi volto per un ultimo sguardo e mi sembra di percepire ancora il rumore dei macchinari che lavorano e il vociare degli operai che hanno dato vita per molti anni a questo sito, al Cotonificio Losa.

 
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