La “Pantàsema” è una manifestazione antichissima di sapore pagano tipica del basso Lazio. Il termine in sé significa in italiano “fantasma” ma, diversamente dall’italiano, nella ricorrenza dialettale si riferisce a una donna.

Nello specifico la Pantàsema indicherebbe un fantoccio che viene bruciato a fine manifestazione.
Le origini si perdono nella notte dei tempi, nell’era precristiana, e pare che questo tipo di manifestazioni fossero celebrate per propiziarsi gli dei ed avere un buon raccolto. Erano quindi dei riti volti alla fertilità della terra.

Intorno alle 19.00 del 30 aprile a Ferentino iniziano i preparativi per la celebrazione della Pantàsema: in due rioni molto vicini tra loro si preparano le fascine che formeranno le pire di svariate metri da bruciare e si sistemano nelle piazzette dei rispettivi rioni. Anticamente la Pantàsema veniva celebrata in sette diversi rioni della città ma attualmente viene festeggiata davanti all’antichissima chiesetta di Santa Lucia e nel rione Sant’Andrea. Le foto si riferiscono alla Pantàsema di Santa Lucia.

A Ferentino la Pantàsema assume dei connotati molto particolari, diventando una commistione di sacro e profano, in quanto è celebrata il 30 aprile di ogni anno, cioè la sera antecedente la sentitissima festa del Santo Patrono Sant’Ambrogio.

Contemporaneamente ai festeggiamenti della Pantàsema, infatti, i ferentinati portano in processione la la “rellìa” (reliquia) del Santo Patrono facendola passare, oltre che davanti a tutte le chiese della città, anche davanti alle due pire che si accendono proprio al suo passaggio.

Suggestiva è la sfilata dei colori delle varie congregazioni che partecipano alla processione illuminate dalla luce calda del falò.
Le stesse congregazioni parteciperanno coi loro accollatori alla festa patronale del giorno seguente.

 
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