Il Castello Pandone di Venafro, cittadina ai confini con Campania e Lazio conosciuta anche come “Porta del Molise”, ha origini molto remote.

Costruito su una prima muratura sannitica, vi si sovrappose poi una fortificazione romana.
I Longobardi, intorno al X sec, vi eressero un recinto quadrangolare con diverse torri e nel 1349 gli Angioini aggiunsero alla fortificazione tre torri cilindriche ed il fossato.

Nel 1443 il Castello da Alfonso d’Aragona passò, insieme alla Contea di Venafro, al nobile napoletano Francesco Pandone.
Questi vi apportò delle modifiche aggiungendo due ponti levatoi (oggi fissi) e dotando la cisterna di un particolare meccanismo per la raccolta dell’acqua piovana.

Nel 16mo secolo il successore conte Enrico Pandone vi stabilì la sua residenza insieme ai figli ed alla moglie Caterina Acquaviva d’Aragona. Il Castello divenne, così, un palazzo signorile.
Enrico, che nutriva grande passione per gli animali, si dedicò all’allevamento di pregiati cavalli che molte nobili famiglie acquistarono dalla sua scuderia: i Pignatelli, i Caracciolo, i Pitti di Firenze.

Il Castello di Venafro si distingue, oltre che per la sua struttura e la sua posizione, per la particolarità degli affreschi policromi che adornano le pareti degli ambienti interni.
Sono splendide pitture di equini a grandezza naturale eseguite con la tecnica dello stiacciato: un intonaco con figura a basso-rilievo su cui viene applicato il colore.
Per ogni cavallo, sulla parete, sono stati riportati l’età, la razza, il nome, il colore del manto, la famiglia a cui è stato destinato ed il simbolo dell’H della scuderia di Henricus.

Nel Castello si possono ammirare, inoltre, uno scalone trecentesco, il piano nobile, una bella loggia con arcate da cui si abbraccia tutto il panorama circostante, il Salone dei Conti, la Sala del Teatrino, la Sala del Cavallo di Carlo V, esemplare che Enrico donò all’imperatore Carlo V, grato per averlo insignito del titolo di Duca di Boiano.

Tra gli affreschi del piano superiore si notano la figura di un tacchino, quella di un lama cavalcato da un indiano col tipico copricapo di piume ed una caravella.
Anche la zona museale è di grande interesse: con le collezioni d’arte molisana e napoletana è come attraversare sette secoli di storia dall’età paleocristiana all’età moderna.
Tra tutte le opere spicca il polittico in alabastro policromo di scuola inglese del 15mo secolo che rappresenta i sette momenti della Passione di Cristo, proveniente dalla Chiesa dell’Annunziata di Venafro.

Oggi il Castello, dopo essere stato di proprietà di varie famiglie, è divenuto sede del Museo Nazionale del Molise.

La visita del nostro gruppo ha avuto per guida l’architetto Franco Valente, già Assessore per il Centro Storico e responsabile dei restauri del Castello ed altri monumenti cittadini.

 
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