Tocco a muro di Federico Ballerio e Gianfranco Gerbella

L’ASD Pallavolo Saronno partecipa al campionato nazionale di Serie B2 maschile girone A.
Dopo quattro partite ha 11 punti ed è al secondo posto in classifica con il Fossano (CN), ad un punto dal capolista San Mauro Torinese.

Risponde alle domande di Comuni-Italiani.it Roberto Munk, direttore sportivo della società di Saronno, comune in provincia di Varese.

Quali sono gli obiettivi per la stagione appena iniziata?
Sono tantissimi, ma sono obiettivi di proposte, di impegno, di crescita e di benessere, non certo di risultato che per noi è sempre una validazione e una verifica e mai un fine ultimo.
Vogliamo essere una fucina di lavoro in allenamento, con un grande impegno e dedizione nel lavoro settimanale. La motivazione e la crescita tecnica e tattica che sapremo poi riportare al sabato determinerà il nostro posizionamento, che al momento non riusciamo neppure a ipotizzare.

Come è stata rinforzata la rosa?
La rosa è stata sopratutto ringiovanita in un’ottica futura. Questo è un gruppo che può fare un bel percorso di 2, anche 3 anni. Abbiamo una nuova coppia di palleggiatori, Andrea Moro e Luca Chiofalo, parecchio giovani (classe 85 Chiofalo, addirittura classe 90 Moro) parecchio differenti tra loro e per questo molto completa. Sono due atleti motivati e di grandi qualità, anche se il solo Moro ha appena una stagione giocata in B2. Stiamo “costruendo” il futuro opposto con lo spostamento di Buratti (altro atleta classe 1990) che lentamente transiterà dal ruolo di centrale a quello di fuorimano, senza abbandonare l’attacco in primo tempo che rimane un suo punto forte. Davanti a lui ci sarà il capitano Bagatin, giocatore di esperienza, di coraggio e uomo di grande valore. Un vero esempio.

Attacco di Gianfranco Gerbella su ottimo palleggio di Andrea Moro

E negli altri ruoli?
Abbiamo raggiunto l’accordo con due centrali giovani quali Reggiori (classe 88) e Cecchini (classe 85) che, pur inesperti della categoria, garantiscono rendimento al centro, ruolo in cui abbiamo l’esperto Gerbella e attendiamo il rientro di Tascone dall’operazione alla spalla.
In posto 4 c’è stata rivoluzione “vera” con l’universale Pizzolon (classe 83) unico superstite dello scorso anno, anche se (non) giocava come opposto. A lui abbiamo affiancato due giovani quali Ballerio (89) e Federico Moro (87), due ottimi giocatori che pure non hanno mai condotto un campionato di B2 da titolari. Infine abbiamo inserito Alberto Monni, atleta potente classe 84 ma anche lui alla seconda esperienza in B dopo lo sfortunato campionato a Motta Visconti.
Se aggiungiamo che il libero titolare, Luca Definis, ha fatto la sola scorsa stagione in questo ruolo, capiamo come la possibile incognita sia l’esperienza. A lui abbiamo affiancato Massimo Monti, classe 92 e già aggregato lo scorso anno alla prima squadra, che è un atleta “di casa” essendo cresciuto nelle giovanili della Pallavolo Saronno.

Attacco vincente del capitano Davide Bagatin

Quali sono le squadre più forti del suo girone?
Molte, e quasi tutte piemontesi. Metto in testa Parella, che ha aggiunto il palleggiatore Perfetto dalla B1 sarda, e Fossano, squadra già buona lo scorso anno e che ha in panchina un grandissimo allenatore come Petrelli.
Poi Mondovì, Sant’Anna, Volley Milano (che ha un organico stellare). Ma anche Alba, Chieri e Agliate possono fare bene. E’ in assoluto il più tosto campionato di B2 degli ultimi anni.

Quelle più deboli?
Sempre spiacevole dare giudizi del genere. Attualmente il solo Bresso sembra avere qualcosa in meno. Non conosco Pinerolo, mentre sia Albissola, incontrata in coppa, che Cuneo, pur essendo giovani hanno già dimostrato un buon livello di gioco.

Nelle recenti competizioni continentali l’Italia ha collezionato un secondo posto maschile e, purtroppo, un quarto posto femminile. Alla luce di questi risultati, secondo Lei qual è lo stato di salute della pallavolo italiana?
Penso siano due ottimi risultati, al di là del “desiderio”, umano, di volere sempre qualcosa in più. Sul maschile il fattore critico rimane l’impegno e la capacità di motivare. Sono aspetti “prossimi” vale a dire che non possono essere implementati centralmente, da comitati o interventi federali, ma da quella prima cerchia rappresentata dalle società, dalle squadre, dall’allenatore e dal contesto in cui si muove il piccolo atleta e su cui si può porre maggiore attenzione “abbattendo” alcune barriere comunicative. Piccoli interventi e disponibilità che ci ripagheranno in futuro.

Attacco vincente di Alberto Monni

Il femminile vive invece di una tensione “al risultato” esterna che mal si abbina, spesso, con i desideri delle adolescenti. Andrebbero allineate aspettative e motivazioni, per rendere più evidente il valore della pratica sportiva e creare meno incomprensioni. Il movimento è in salute, internamente. E’ ora che si metta a disposizione di ciò che sta fuori…
In altre parole chi fa questa attività, a tutti i livelli, si sente spesso fratello povero (del calcio ma degli altri sport in generale); desidererebbe di più (palestre migliori, allenatori più bravi, più soldi per le manifestazioni, maglie più bello, atleti più bravi) ma non riconosciamo che quello che già abbiamo e che rappresentiamo è una ricchezza che ben pochi altri (sport e contesti sociali) hanno.
Il livello di empatia e partecipazione, la forma diretta di transfer impegno/rendimento, la ricchezza dei rapporti (anche quando non sereni, anche quando non idilliaci) sono valori che il volley possiede, e che in particolare la nostra società sportiva deve poter leggere al suo interno, consolidare e saper proporre fuori.

Pallonetto di Federico Ballerio

Può fare un esempio?
La sera della presentazione ufficiale a teatro della nostra attività sportiva, c’era un rappresentante dell’Ufficio Sport del Comune, il dott. Lattuada. A fine serata mi sono avvicinato a lui, e l’ho provocato presumendo che sia abituato ad andare alle feste di apertura e/o incontri con le diverse società sportive del territorio, dove, in virtù della sua “rappresentanza delle istituzioni”, gli viene CHIESTO sempre qualcosa (più spazi palestra; più contributi; più visibilità; più palloni; più qualsiasi cosa.). Io gli ho ribaltata la frittata in questo modo.
Non ho nulla da chiederle – gli ho detto – se non pensare a noi e coinvolgerci, ogni volta che VI SERVE QUALCOSA. Noi possiamo fare molto per voi“.
E’ rimasto pietrificato. Penso non fosse mai accaduto che qualcuno, in queste occasioni, offra e non chieda.
Si chiama sussidiarietà. E’ il principio sociale che l’UE ha identificato come guida per questo secolo. Peccato che sia ancora troppo poco pensato. E ancor meno messo in pratica…

 
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